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10 Luglio 2007
Tratto da Area51 n.22
APOLLO 20
IL VOLO DELLA FENICE
di Pablo Ayo

«Oh Dio, non ci credereste. Siamo qui, stiamo tutti
bene, ma abbiamo dei visitatori. Vi dico che ci sono altre navi
spaziali qui e sono tutte allineate al bordo del cratere».
- Neil Armstrong, comandante dell’Apollo 11, Luglio 1969 Che la Luna
avesse un lato oscuro, lo sapevamo praticamente tutti dai banchi di
scuola o dalle note del classico intramontabile dei Pink Floyd.
Quello che continua a stupire, e forse anche a turbarci un po’, è la
quantità incredibile di cose, fatti ed eventi che si annidano in
questo insondabile cono d’ombra.
Di recente su YouTube, il portale di condivisione e diffusione di
video, un anonimo utente, che si firma con lo pseudonimo “RetiredAFB”,
ha postato diversi video a suo dire assolutamente autentici. Nei
video in questione, basilarmente tre anche se divisi in più tranches,
si vedono rispettivamente queste scene:
A - Il decollo di una missione lunare segreta.
B - Il volo radente della navetta NASA sopra la superficie del
nostro satellite, nel corso del quale viene inquadrato un UFO
apparentemente precipitato all’interno di un cratere.
C - Una EVA (Extra Vehicular Activity, missione fuori dal LEM sulla
superficie della Luna) nel corso della quale gli astronauti trovano
- e filmano - le rovine di una città aliena abbandonata.
Ovviamente nel corso di poco tempo su Internet è esplosa la
diatriba, e nei forum di mezzo mondo tra detrattori e sostenitori
della veridicità dei filmati e degli eventi in essi descritti si è
arrivati spesso a scontri infuocati. Ma cosa mostrano esattamente i
video, e quanto sono credibili le informazioni di RetiredAFB?
Filmato numero 1
il Decollo (Flyoff)
Nel video del decollo, visibile - come gli altri - all’indirizzo
http://www.youtube.com/profile?user=retiredafb , in primis la
schermata mostra il logo o insegna della missione. Fin dalle prime
missioni, per ogni Apollo veniva studiato uno stemma da apporre
sulle tute o sui razzi. In questo caso, come nelle altre missioni,
il logo mostra una scritta (Apollo 20) e i nomi dei tre astronauti
presumibilmente coinvolti: Rutledge, Snyder e Leonov. Di loro
parleremo in seguito, ma è bene sottolineare che Alexei Leonov è un
noto cosmonauta russo, tuttora vivente, famoso per essere stato il
primo essere umano a lasciare la sua capsula spaziale per rimanere
sospeso liberamente nello spazio (prima attività extraveicolare
della storia). Inoltre, Leonov è scrittore e pittore, e in passato
ebbe una lunga amicizia con Kubrick, il regista di 2001 Odissea
nello Spazio.
Torniamo al logo: in esso si nota un disegno alquanto peculiare, non
più aquile con rami d’alloro come nel caso dell’Apollo 11, ma due
navette NASA che sollevano con delle funi (simbolicamente, si
suppone) un’astronave aliena di colore arancio. Per completare il
logo, che apparirà anche all’inizio degli altri video, c’è anche il
motto in latino: “Carpent tua poma nepotes”, che tradotto
letteralmente, significa “I nipoti raccoglieranno i tuoi frutti”
(Virgilio, Egloghe, IX, 50).
Già la scritta che appare nella schermata successiva dà da pensare:
“APOLLO 20 - decollo - 16 Agosto 1976”. Come tutti sanno, o
dovrebbero sapere, le missioni di esplorazione lunare si chiusero
ufficialmente con la missione dell’Apollo 17, atterrato sul nostro
satellite l’11 Dicembre del 1972 e tornato sulla Terra il 19 dello
stesso mese. Da quel momento, ufficialmente per motivi di budget, ma
anche perché «la NASA aveva visto tutto quello che le serviva
vedere», sulla Luna non vennero più effettuate missioni esplorative.
In particolare nel ‘76, l’attenzione pubblica era totalmente
distolta dalla Luna, e a compiere questo prodigio mediatico fu
proprio la stessa NASA: il 20 Luglio 1976, il lander del Viking 1 si
separò dall’orbiter con il quale aveva viaggiato per quasi un anno,
dopo il lancio del 20 Agosto 1975 e, per la prima volta nella
storia, una sonda umana dotata di telecamera atterrava su Marte.
Secondo il divulgatore dei video diffusi su YouTube, le missioni
lunari non si sarebbero mai arrestate veramente, ma sarebbero
continuate in segreto, lontano dagli occhi indiscreti dei TG e dalle
prime pagine dei giornali. Il video del decollo, di soli 36 secondi,
non mostra la struttura di partenza o la rampa di lancio, che
avrebbe permesso di confermare le voci sulla presunta base di lancio
dell’Air Force di Vandenberg in California, ma fa vedere solamente
il razzo vettore Saturn V in fase di decollo, mentre si avvicina
agli strati più alti dell’atmosfera. La scarsa qualità del video,
l’eccessiva compressione del filmato, la distanza e i fumi di
scarico del Saturn non permettono in definitiva di leggere insegne o
scritte sull’aeromobile, lasciando tutto nel novero del mistero.
Filmato numero 2
il volo radente (Flyover)
Il secondo video è decisamente più impressionante. La prima
schermata mostra sempre il solito logo dell’Apollo 20, mentre una
seconda schermata blu di brevissima durata mostra in titolazione
delle informazioni anomale: si legge: “APOLLO 11 – View of Earth and
Crew (visione della Terra e dell’equipaggio), e poi: GMT (che sta
per GreenwichMeanTime, ossia il tempo regolato tramite il meridiano
di Greenwich) e i numeri del timing: da 190:01:15 a 190(o
198):01:30, e infine Year 1969”.
Su questa schermata in particolare, su alcuni forum si sono accesi
ampli dibattiti, soprattutto non fra gli ufologi, ma fra astrofili e
i fan dei viaggi spaziali della NASA, che ho scoperto essere dei
veri cultori dei viaggi spaziali dell’epoca in questione, al punto
che nei thread parlavano in dettaglio del posizionamento usuale
delle telecamere nelle navette Apollo o sui tipi di scafandri in
dotazione.
Devo ammettere che ho trovato i commenti - spesso in inglese - di
queste comunità assolutamente utili.
Secondo le varie vivaci discussioni, mentre per alcuni questa
schermata indica chiaramente il video come un falso confezionato
mescolando tranches di video di missioni reali, per altri invece era
consuetudine della NASA porre questa schermata blu del 1969
all’inizio di tutte le loro registrazioni video lunari, non si sa
per qualche motivo, forse per ragioni di archiviazione, di montaggio
o per consuetudine. Su questo assunto, sarei grato se qualche
esperto
di video NASA ci rendesse noto il suo parere.
Passata la schermata blu, dopo qualche secondo in cui la telecamera
sembra venire messa a fuoco e sottoposta a una scala cromatica di
test, inizia il video, apparentemente ripreso dal LM-15 in volo
radente sul suolo lunare. Mentre sullo sfondo si vedono crateri e
rocce, in primo piano appaiono dei numeri, presumibilmente un
reticolo di orientamento con le coordinate del luogo sorvolato.
Stando all’autore dei video, si tratterebbe delle riprese compiute
dall’Apollo 20 durante l’ultima orbita lunare prima dell’allunaggio.
Il piano di volo prevedeva apparentemente il passaggio del LEM al di
sopra delle zone lunari e crateri noti come Tsiolkovski, Fermi,
Delporte e Lukte, e infine il cratere Izsak, al centro del quale
appare quello che sembra indiscutibilmente un vascello non terrestre
appoggiato sul lato interno dell’avvallamento conico. In sottofondo,
si sentono delle voci, in particolare il comandante che comunica le
coordinate precise dell’astronave rinvenuta, lunga circa quattro
chilometri. La telecamera utilizzata stando all’informatore sarebbe
una Westinghouse Color TV Camera dell’epoca (vedi nota).
È vero che la qualità del video non è ottima e che parte di esso non
convince appieno, specie uno scatto iniziale che potrebbe far
presumere che la ripresa sia stata compiuta non sulla superficie
lunare ma addirittura su di una fotografia, utilizzando uno zoom
particolare. Eppure, il brusco scatto potrebbe essere stato anche
causato da un aggiustamento della telecamera di bordo. Inoltre, per
compiere una ripresa pan lunghissima come quella che si vede nel
video, che ha solo uno stacco per sovraesposizione verso la metà,
vorrebbe dire che per creare un semplice “scherzo” qualcuno avrebbe
dovuto, con un plotter, compiere una stampata della superficie
lunare su carta fotografica per la lunghezza di diversi metri,
sdraiarla a terra in uno studio fotografico, utilizzare delle rotaie
per
telecamere per evitare scarti o vibrazioni nella ripresa, e comunque
nella foto un disco si vede bene eccome, quindi avrebbe dovuto anche
ritoccare la foto stessa. Inoltre, a complicare la questione del
video dell’astronave nel cratere Izsac, c’è la comunicazione che
intercorre tra l’equipaggio di bordo e il centro di comando a terra:
- Vandenberg Twenty, abbiamo una fantastica visuale sull’astronave,
le lenti di ripresa sono fissate alla finestra, spero che voi…
- Vandenberg Twenty, sono pronto a trasmettervi i marcatori per il
CSM DSKY…
Seguono le descrizioni delle coordinate esatte delle varie parti
dell’astronave: cabina di pilotaggio, prua, poppa, quest’ultima
parzialmente ricoperta di polvere e rocce, come se si fosse
incagliata nel suolo in seguito a un impatto. Chi parla descrive la
presenza sulla fiancata della nave di punti d’impatto meteorici e
spiega che essa è completamente ricoperta di polvere. Nella parte
sottostante la nave, sembra intravedersi tre supporti d’atterraggio
cilindrici. Nei pressi della navetta, l’astronauta dichiara di
vedere frammenti metallici rilucenti sotto il sole, e che la nave
gli sembra antichissima, addirittura di milioni di anni. A questo
punto, stando all’autore dei video, l’Apollo 20 sarebbe atterrato
nel cratere Izsac. Apparentemente, l’astronave aliena sarebbe stata
avvistata anni prima, dall’equipaggio dell’Apollo 17 in orbita
circumlunare. Fu allora che la NASA decise di dar vita a una serie
di operazioni top- secret, protese al recupero di tecnologia utile
dall’astronave precipitata, e dalla città aliena che avevano
scoperto nelle vicinanze di essa.
Filmato numero 3
La città aliena
Stavolta, a fare da incipit al terzo filmato, abbiamo una schermata
con gli stemmi della NASA e dell’Air Force Space Command, a cui
segue una schermata nera che recita: “APOLLO 20 – MET 140 22 29 –
unscheduled transmission rover Tv.” Il Rover, detto anche Lunar
Roving Vehicle (LRV) o Lunar Rover, era una sorta di jeep
ultraleggera equipaggiata per poter percorrere anche lunghe distanze
sulla luna. Il MET, invece, era il Mobile Equipment Transporter, un
semplice rimorchio da attaccare al Rover nel quale riporre rocce e
altri pesi. Nel video vero e proprio, da una posizione ferma sulla
superficie lunare, la telecamera mostra un totale di una piana
polverosa, al centro del quale sorge una “cittadella” abbandonata.
Sulla sinistra, rilucente nel sole, un’alta struttura ricorda una
sorta di cattedrale, verosimilmente un edificio principale di un
certo rilievo. Il cineoperatore è fermo e si limita ad alcuni zoom o
a delle riprese laterali della struttura. Il video finisce di lì a
poco. Il diffusore dei video, del quale ricordiamo il nickname
RetiredAFB (letteralmente: membro dell’Air Force in pensione), sul
sito commenta il terzo video, spiegandone alcuni retroscena, in
questo modo: «A parte i files classificati, la missione dell’Apollo
20 appartiene a tutta l’umanità, è parte dell’eredità del mondo. Tra
i vari tesori scoperti in questa gloriosa missione, ci sono la città
lunare, la nave aliena, la EBE soprannominata Monna Lisa (stando
alle dichiarazioni dell’insider, sulla Nave aliena sarebbero stati
rinvenuti i corpi di due EBE, di cui uno venne prelevato con il
Rover e trasportato indietro con loro sulla Terra, N.d.A.). Se i
miei video interessano, in futuro posterò tutte le 22 ore di girato
dalla Luna che ho in possesso. Prove che non siamo soli, se ce ne
fosse bisogno.
La Nasa e l’USAF saranno forzati a dire tutta la verità entro il
Settembre 2007. Se non posto i miei files video adesso, non lo farò
mai. (…) Chi vuole verificare che non si tratti di uno scherzo o un
trucco, può visitare il sito della NASA e cercare le immagini as15 -
9625 e la as15-9630 che mostrano l’astronave, la potete vedere a
questo indirizzo:
http://www.lpi.usra.edu/resources/apo ».
E in effetti, al sopracitato indirizzo web, di proprietà di
un’agenzia NASA, appare proprio la foto del cratere Izsak, e benché
piccola si nota la sagoma dell’astronave aliena.
RetiredAfb conclude il suo discorso parlando dell’uomo che teneva il
contatto da Terra, CC, Charles Conrad. Conrad partecipò a diverse
missioni nello spazio: Gemini 5 (1965), Gemini 11 (1966), Apollo 12
(1969), Skylab 2 (1973), ma divenne famoso per essere stato il terzo
uomo a mettere piede sulla Luna quale comandante della missione
Apollo 12. Lasciò la NASA nel Febbraio 1974, diventando
vicepresidente della McDonnell Douglas Corporation nel 1976. Dal
1990 lavorò presso la McDonnell Douglas Space Company in California
come vicepresidente del personale per il reparto New Business.
Questo settore si occupava di future attività nello spazio come la
stazione
spaziale Freedom, nonché per le missioni per lo sbarco di un uomo
sul pianeta Marte. Charles Conrad, sposato e padre di quattro figli,
perì l’8 Luglio 1999 a causa di un insolito incidente in
motocicletta. Per lungo tempo aveva sostenuto che loro avevano
trovato sulla polvere lunare un numero di impronte maggiore rispetto
a quelle lasciate
dagli astronauti nel corso degli anni, e che le impronte dovevano
appartenere per forza ad esseri alieni. Poco tempo prima di morire
però qualcosa doveva averlo spaventato, perché iniziò a ritrattare
tutto. Ma forse per lui le scelte erano state già fatte.

La missione segreta
Negli ultimi giorni sono emersi maggiori dettagli sull’intera
vicenda, in parte grazie a un’interessante intervista di Luca
Scantamburlo alla “gola profonda” che ha diffuso i video, pubblicata
sul sito del giornalista, ww.angelismarriti.it (vedi nota). A quanto
emerge dall’articolo, intitolato “Intervista con W. Rutledge”, il
diffusore dei video, RetiredAfb, sarebbe in realtà addirittura uno
dei tre astronauti che compirono la rodigiosa impresa dell’Apollo
20, William Rutledge. Oggi 76enne, ex pilota civile di prototipi e
in seguito esperto USAF, Rutledge sarebbe stato assoldato per la
missione per via delle sue notevoli competenze. Nato in Belgio a (Grembergen),
ma residente in Rwanda (Africa) dal 1990, non parla inglese da anni
(solo francese e Kinyarwanda), motivo per cui ogni tanto ci sono
delle imprecisioni nei suoi scritti. Ma di cose da dirne, ne ha,
così come tanta voglia di rivelare il proprio passato.
Certo, essere stato il protagonista di eventi straordinari e non
poterlo dire a nessuno pesa, sappiamo che fu così per Philip Corso e
per Michael Wolf. Ma andiamo con ordine. Arruolato dall’USAF e
diventato esperto in tecnologie avioniche straniere (specie russe)
ed esperto di aerei AJAX e di Mig Foxbat 25, venne scelto per la
missione Apollo 20 a suo dire perché ateo. Rutledge avrebbe deciso
di rivelare quanto sa e di diffondere i suoi video perché «il 2012
arriverà in fretta, e si vedranno molti UFO in giro già dal
Settembre 2007». Dopo aver fornito un impressionante numero di
dettagli tecnici sulla missione, nomenclature, acronimi, dettagli
sull’attrezzatura o altro, Rutledge spiega la genesi della missione.
In effetti è vero che il rendez-vous russo-americano Apollo-Soyuz
del 1975 da alcuni viene considerato il volo “Apollo 18”, anche se
curiosamente in quell’occasione la NASA non numerò la missione.
Però, nel corso di una precedente missione Apollo, sembra la 15, gli
astronauti NASA avevano già notato la presenza di un’astronave
aliena nel cratere Izsak, e di conseguenza venne approntata la
missione di recupero, assegnata al volo dell’Apollo 19, il cui
modulo spaziale venne chiamato Endymion e il modulo lunare Artemis.
La missione Apollo 19
però non ebbe fortuna: apparentemente per un guasto al sistema
telemetrico, sbagliarono rotta e si schiantarono contro un piccolo
asteroide. La missione dell’Apollo 19 venne dunque ereditata
dall’Apollo 20: scoprire e riportare sulla Terra notizie, materiale
e tecnologia aliena. La navetta NASA dell’Apollo 20 venne battezzata
“Vandenberg Constellation” mentre il modulo LEM “Vandenberg
Phoenix”. In questa missione segreta che vide coinvolte 300 persone
circa, tutte alla Vandenberg AFB, collaborarono i russi.
Collaborazione obbligata, dato che anche i russi erano a conoscenza
della presenza della nave aliena sul lato oscuro della Luna, da
quando nel ‘69 una
loro sonda precipitò molto vicino alla zona dell’astronave. La
decisione di intraprendere una missione di recupero per i russi
nacque dal loro centro operativo di Sverdlovsk (noto per un altro
video UFO, N.d.A.). Il capo programma era il professore Valentin
Alekseiev, che in seguito divenne presidente dell’Accademia delle
scienze degli Urali. Il cosmonauta Leonov fu scelto per via della
sua popolarità, e perchè aveva già collaborato con gli americani nel
programma Apollo-Soyuz. Nel 1994 Rutledge sostiene di aver rivisto,
a Yekaterinburg, Valentin Alekseiev, che aveva sulla sua scrivania
un modellino dell’astronave della Luna in malachite con
incrostazioni d’oro (la malachite e l’oro erano sacri per molte
antiche civiltà che ritenevano avessero poteri particolari, N.d.A.).
Una volta atterrati, la visita alla città non fu così ricca di
scoperte come speravano: vista da vicino, la struttura che venne
chiamata “La Città” era in realtà un cumulo di macerie, afferma
Rutledge, di cui solo una costruzione rimaneva intatta, quella che
battezzarono col nome di “cattedrale”. La città sembrava antica
quanto l’astronave, ma era ridotta malissimo.
Dentro l’astronave
Oltre l’astronave aliena vista dall’alto, Rutledge e Leonov ne
trovarono anche un’altra, triangolare. Ma la maggior parte delle
ricerche le fecero all’interno della grande astronave vista
dall’alto: le analisi confermarono che si trattava di un’astronave
madre molto grande, che aveva attraversato gran parte dell’universo
e, a suo dire, era antica un miliardo e mezzo di anni. All’interno,
nella sezione motori, c’erano resti di vegetazione e rocce
triangolari che emettevano gocce di liquido giallo dalle proprietà
apparentemente guaritive, e tracce di vita extrasolare. Trovarono
anche dei piccolissimi corpi alieni, circa 10 centimetri l’uno, in
capsule di vetro, presumibilmente embrioni, ma la scoperta maggiore
furono due corpi, di cui uno intatto.
La chiamarono “Monna Lisa” dato che si trattava di una femmina
umanoide, 1 metro e 65 di altezza, mani a sei dita (come gli esseri
del Santilli Footage, N.d.R.). Era una pilota, pilotava con le dita
e gli occhi, senza timone o cloche. I due astronauti per smuoverla
dalla sedia del cockpit dovettero tagliare via due cavi collegati al
suo naso, che però non possedevano narici visibili. Leonov rimosse
il visore elettronico dagli occhi della donna e, nel farlo, dei
liquidi
biologici, forse sangue, le fuoriuscirono dalla bocca, naso, occhi,
per congelarsi all’istante nell’atmosfera zero lunare. Alcune parti,
come i capelli, sembravano invece in condizioni insolitamente buone,
mentre la pelle sembrava protetta da una sorta di sottile pellicola
trasparente. A quanto videro, la donna non sembrava né morta né
viva, ma come in uno stato di sospensione vitale. Apparentemente,
Rutledge ha i video anche di questa parte della missione ed è
intenzionato a diffonderli tra breve. Avrebbe avuto modo di
ottenerli 15 anni fa, quando venne contattato da un ex collega che
era a guardia di un container NASA pieno di vecchie foto e video da
bruciare con una torcia al plasma. Ci furono dei ritardi nell’arrivo
di queste torce, gli uomini di guardia ebbero qualche giorno per
curiosare e decisero
che alcune cose erano tanto interessanti da poter essere vendute,
così contattarono Rutledge, che acquistò parte del materiale.
I due astronauti trovarono anche un secondo corpo, distrutto, di cui
riuscirono a portare a bordo dell’Apollo 20 solo la testa. Il colore
della pelle di questo essere era blu grigiastro e, al di sopra degli
occhi aveva degli strani simboli incisi, e una fascia attorno alla
fronte. L’intero cockpit era formato da lunghe strutture tubolari
semiesagonali e pieno di iscrizioni incomprensibili. Più di questo,
l’affermazione davvero incredibile di Rutledge è che la donna pilota
non era morta e, a quanto sembra, una volta riportata sulla Terra, i
dottori della NASA riuscirono a rianimarla.
Rutledge ammette candidamente che esiste un protocollo NASA sul
rilascio di materiale da porre all’attenzione pubblica, lo Statement
508, diretto apparentemente da una certa Annette Moore, il cui
ufficio avrebbe anche un sito,
http://www.section508.nasa.gov/ sul quale la NASA descrive
l’ufficio protocollare come un’istituzione
nata nel 1998 allo scopo di rendere disponibili al pubblico le
informazioni elettroniche in modo paritario, ponendo l’accento
sopratutto sulle pari opportunità di lettura, od ottenimento di
informazioni per i disabili o per le fasce disagiate. Va detto però
che il tutto potrebbe essere comodamente una copertura per
organizzare al meglio quello che Michael Wolf definiva “un lento
rilascio di informazioni”.
Lento e talvolta difficile, perché, nelle parole dell’ex astronauta,
ora “gola profonda”, i veri motivi per cui i governi si rifiutano di
rivelare la verità sui visitatori, sarebbero di natura economica.
L’oro, stando alle EBE, sarebbe largamente diffuso e senza valore
nella galassia, mentre altre cose apparentemente di poco conto, ad
esempio il caffé, sarebbero rare nell’universo. Per quanto possa
sembrare incredibile, l’apertura a mercati extraterrestri potrebbe
nell’arco di pochi giorni cambiare l’intera economia del nostro
pianeta, e un contadino brasiliano con una piccola piantagione di
caffé potrebbe domani diventare l’uomo più ricco del mondo. Ma
finché
nessuno sa nulla, le regole del gioco rimangono invariate. Almeno,
fino al 2012.
Note
La missione Apollo 17 avrebbe dovuto ottenere la maggiore quantità
possibile di riprese fotografiche alla migliore qualità rispetto a
qualunque altra precedente missione. Fra gli equipaggiamenti
fotografici, di superficie e in orbita, di cui erano dotati gli
astronauti Scott e Irwin c’erano: tre 70-millimetri Hasselblad Data
Cameras (HDC, LM1, LM2), una 16-millimetri Data Acquisition Camera
(DAC), una color TV camera (LM4) o Lunar Surface TV camera. Inoltre:
una 70-millimetri Hasselblad electric camera, una 16-millimetri
Maurer DAC, una 35-millimetri Nikon, e una Westinghouse color TV
camera, quest’ultima, usata nel modulo di comando, era manovrabile a
mano o fissata ad un sostegno. La velocità di scansione era la
commerciale 30 fps, 525 linee per fotogramma. La risoluzione era a
200 TV linee per immagine.
LE RICERCHE IN ITALIA
Ultimamente, diversi ricercatori indipendenti sono entrati in
contatto con William Rutledge, fra questi anche due nostri
collaboratori. Sul forum di
www.ufologia.net il dibattito si è acceso all’inverosimile
e sono state raggiunte conclusioni preliminari che hanno nettamente
diviso la discussione. Per i più tecnici, si tratterebbe di immagini
confezionate con la computer grafica, quindi false. Per altri, c’è
la necessità di approfondire, dati l’importanza della documento in
sé e il possibile cover-up NASA su missioni segrete e gestite dai
militari dalla installazione di Vandenberg. Da noi raggiunto, il
giornalista Luca Scantamburlo ci ha rilasciato questa breve
dichiarazione: «Dalle nostre comunicazioni, ho avuto l’impressione
che Rutledge stia aspettando una reazione da parte della stampa
internazionale e dell’opinione pubblica. Ha ancora molte cose da
dire e da far vedere, ma ha bisogno della collaborazione del
pubblico, a mio avviso, che invece di perdersi in sterili polemiche,
dovrebbe mettersi nei suoi panni ed offrirgli il beneficio del
dubbio, e non una condanna di tribunale ancora prima di essere certi
che sia un impostore». (M.B)
Si ringrazia Luca
Scantamburlo, socio del C.U.N., oltre che giornalista pubblicista e
freelancer iscritto alla F.L.I.P di Roma per la collaborrazione.


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