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5 Gennaio 2007


Tratto da Area51 n.16

L’OVNI di Zdany
Un Oggetto Volante Non Identificato nell’obiettivo di due testimoni attendibili. Investigato dagli esperti della Nautilus Foundation, il sensazionale caso di Zdany resta un rebus

di Wojciech Bobilewicz
Varsavia, Polonia, per la Nautilus Foundation

C’era molta attesa per questo report. Dopo la pubblicazione delle prime notizie sul caso Zdany, la quantità impressionante di e-mail ci provava che eravamo Alle presE CON qualcosa di eccezionale. Chiunque scrivesse, da Danzica o dall’Australia, affermava di non aver mai visto nulla di simile. Per la prima volta, è possibile vedere un oggetto il cui corpo riflette i dettagli dell’ambiente circostante. E non in un singolo scatto, ma in una sequenza di cinque scatti fotografici mozzafiato, eccezionali anche per quelli che si occupano della materia professionalmente. Siamo tutti cresciuti con foto in cui gli UFO appaiono come puntini sfuocati, o discutibili oggetti oblunghi e puntualmente gli scienziati dell’establishment, a dir la verità anche a ragione, le discutono, domandando:
- Perché l’oggetto non era visibile?
- Perché il testimone ha scattato solamente una foto?
- Perché il testimone (a volte) insiste per voler trovare qualcuno interessato alla “sua” fotografia? Ci siamo abituati. Dopo innumerevoli discussioni, manchiamo della “storia definitiva” da esibire a chiunque (inclusi scienziati ed esperti di aviazione) e che risulti irrefutabile. Possediamo migliaia di potenziali fotografie UFO e certi casi corrispondono ad alcuni dei nostri criteri, mai però a tutti i requisiti richiesti. Tuttavia, con le foto di Zdany, siamo rimasti stupefatti. Erano cinque e immediatamente considerabili fra le migliori del mondo. Ma le foto sono solo una metà della faccenda. Altrettanto importanti sono i testimoni. Quando abbiamo visto con i nostri occhi lo scenario degli eventi e dopo aver conosciuto i testimoni, abbiamo capito che era tutto avvenuto realmente. La storia era lì, e l’avevamo attesa per molti anni. Un materiale che poteva mettere una pietra tombale sulle dispute se gli UFO sono reali o meno... Allora, la priorità numero uno era attivarsi, così una dozzina di membri della Nautilus si sono impegnati nel progetto.
E ne è valsa la pena.



Non è un fotomontaggio
Stabilire che non si tratta di un trucco fotografico è stato molto facile, grazie al fatto che disponevamo dei files originali della macchina fotografica, i cosiddetti EXIF, ovvero la registrazione dei più importanti parametri di scatto. Inoltre, ci hanno aiutato i nostri colleghi americani che hanno sottoposto le immagini ad analisi dettagliate, concludendo subito che le fotografie di Zdany non erano false. Nessuno le ha truccate, nessuno ha usato un programma grafico, nessuno ha cercato di sovrapporre qualcosa all’interno o sugli originali. Esistono programmi che consentono velocemente di scoprire eventuali manomissioni dei pixel. Nel nostro caso, il verdetto era chiaro: le foto di Zdany sono originali al 100% realizzati con una fotocamera Olympus. Restavano solo due possibilità: o le fotografie mostravano un reale Oggetto Volante Non identificato, oppure qualcuno aveva lanciato due “pentole” saldate, o connesse insieme. Questo “qualcuno” è stato immediatamente identificato, giacché abbiamo rintracciato il testimone potenzialmente coinvolto nel falso. Ed è stato un vero shock.



Credibilità del testimone
Per capire perché il testimone, il signor Maciej (Matteo) T., è credibile, non basta guardare le sue foto. Non basta neppure ascoltare la sua storia. Bisogna conoscerlo personalmente. Mai ci era capitato di incontrare un testimone più attendibile di lui, dal caso di Emilcin nel 1978.
Il modo in cui si esprime, la ritrosia, il totale disinteresse nei confronti di quanto sta accadendo in merito alle “Fotografie di Zdany”, rendono Maciej T. un modello di testimone irreprensibile. Nel suo primo incontro con la Fondazione, si dilungò a descrivere i terribili incidenti avvenuti nel “punto maledetto, sulla strada numero 2 (E30)” e perché, l’8 Gennaio 2006 volesse allontanarsi da quel posto il più presto possibile. Le foto poco gli importavano, più importante era il fatto di aver visto “qualcosa” che volava intorno alla macchina, con il motore che si era improvvisamente spento e non voleva ripartire. Era chiaro che quell’uomo stava descrivendo eventi autentici, altro che un “lanciatore di pentole”. Formulammo la sola ipotesi possibile: due uomini stanno armeggiando attorno alla vettura immobilizzata, mentre qualcuno lancia un oggetto con un dispositivo nelle vicinanze, una specie di catapulta (spiegazione seriamente avanzata da uno dei nostri fotografi). Presa in considerazione l’ipotesi, abbiamo concluso che non regge. Da allora, è passato un anno. Siamo convinti della totale sincerità dei testimoni. La loro credibilità è il secondo fattore (dopo l’analisi fotografica) più forte di tutta la vicenda.

Cinque fotografie

All’inizio ricevemmo cinque fotografie. Il testimone suggerì che ce ne potessero essere circa una dozzina, in quanto il fotografo per tutto il tempo si era aggirato attorno alla vettura, scattando foto di tanto in tanto (incluse quelle che mostrano entrambi gli uomini che cercano di far partire il motore). Tuttavia, aveva scelto solo sette foto e le aveva trasferite su un CD, che diede al signor Maciej (Matteo). Il CD era finito nella mani di un giornalista del quotidiano FAKT (“Il Fatto”) che a sua volta pubblicò una delle foto. Secondo il giornalista, le fotografie erano sette, ma noi ne ricevemmo solo cinque, numerate come segue: P1080002, P1080003, P1080004A, P1080006, P1080007 (“Czas” = “tempo”, N.d.A.). La sequenza numerica, assegnata dal sistema operativo della macchina fotografica in automatico, ha reso semplice la ricostruzione degli eventi. La fotografia numero P1080004A mostrava l’oggetto, che era stato ingrandito e incorniciato dall’autore della foto (opzione comune nelle moderne camere digitali).
Questi, i tempi di scatto:
- P1080002, data e ora dello scatto: 2006-01-08 - 12:34:57;
- P1080003, data e ora dello scatto: 2006-01-08 - 12:35:55;
- P1080004A, data e ora dello scatto: 2006-01-08 - 12:37:17;
- P1080006, data e ora dello scatto: 2006-01-08 - 12:41:55;
- P1080007, data e ora dello scatto: 2006-01-08 - 12:43:55.
Riportiamo i dati EXIF, come esempio scegliamo l’EXIF della foto marcata P1080007:
Larghezza 2048 pixels;
Altezza 1536 pixels;
Risoluzione orizzontale 72 dpi;
Profondità in bit 24;
Numero di fotogrammi: 1;
Marca della fotocamera: OLYMPUS CORPORATION;
Modello della fotocamera: OLYMPUS X100, D54OZ, C310Z;
Camera software v775u-78;
Riproduzione Colori RGB;
Modalità Flash (nessuna);
Apertura Focale: 6 mm;
F-numero: F/4.1;
Velocità Otturatore: 1/2000 s;
Velocità ISO: ISO-50;
Modalità Distanza: Pattern;
Fonte di Luce: Sconosciuta;
Programma Esposizione: Normale;
Compensazione Luce: 0 steps;
Data/orario di scatto: 2006-01-08 - 12:43.
La quinta fotografia mancava (il fotografo non l’aveva scaricata sul CD consegnato all’altro testimone) così come la fotografia marcata P1080004, dalla quale è stato elaborato l’ingrandimento P1080004A. Abbiamo accertato che:
- Il sistema della numerazione successiva automatica è il primo fattore che consente di respingere l’idea di un qualcuno che abbia “lanciato delle insalatiere saldate”. Perché? Perché ciascuna foto è nitida e a fuoco, il che è impossibile ottenere se lanci per aria un oggetto e cerchi di inquadrarlo (il nostro tentativo del 15 Agosto è fallito). Se lanci in aria un oggetto, solo ogni cinque fotogrammi ne esce uno abbastanza nitido! Invece noi avevamo in mano l’assoluta nitidezza.

Continua su AREA 51 n°16 


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